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“… La guardava; un frammento dell'affresco appariva nel viso e nel corpo di lei, e da quel momento cercò sempre di ritrovarvelo, sia che le fosse accanto o semplicemente pensasse a lei…”     M. Proust

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MICHELLE HOLD

 

 

 

VOYAGE DE DECOUVERTE

 

 

 

a cura di Riccardo Dellaferrera

 

 

09/04/26 - 06/05/2026

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La mostra Voyage de découverte — titolo scelto in francese per evocare l’universo sensibile e temporale di Marcel Proust — presenta il lavoro pittorico di Michelle Hold come un’esperienza di attraversamento, un percorso che non si esaurisce nella visione di immagini, ma si apre come esplorazione del tempo e della sua percezione.

Alla base di questo progetto espositivo si colloca una riflessione che affonda le proprie radici nella trasformazione del pensiero tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento, quando il tempo smette progressivamente di essere inteso come una successione lineare e misurabile per diventare esperienza vissuta, continuità, memoria in atto. È il filosofo Henri Bergson a definire questa dimensione come durata: un flusso ininterrotto in cui il passato non scompare, ma continua a vivere nel presente, modificandolo e arricchendolo.

Questa stessa concezione si ritrova nella scrittura di Proust, dove il tempo non è qualcosa che si perde, ma qualcosa che può riaffiorare improvvisamente, rivelandosi attraverso la memoria involontaria, e nella musica di Claude Debussy, che abbandona le strutture rigide della tradizione per costruire paesaggi sonori fluidi, sospesi, in cui il tempo si dilata e si trasforma in esperienza sensibile.

È in questo orizzonte che si inserisce la pittura di Michelle Hold. Nelle sue opere, il segno non è mai descrizione né costruzione di una forma chiusa, ma piuttosto la traccia di un gesto che si sviluppa nel tempo, una registrazione viva di un processo che continua a risuonare sulla superficie della tela. Le linee attraversano lo spazio senza delimitarlo, si sovrappongono, si interrompono e riprendono, lasciando emergere una stratificazione in cui nulla viene realmente cancellato, ma tutto permane come memoria attiva.

La tela si presenta così non come uno spazio concluso, ma come un campo aperto, attraversato da movimenti e tensioni che invitano lo sguardo a percorrerlo, a sostare, a ritornare sui segni, seguendone il ritmo e le variazioni. In questo senso, l’opera non si offre come immagine immediata e definitiva, ma come esperienza che si dispiega nel tempo della visione, chiedendo allo spettatore di entrare in relazione con il processo stesso del suo formarsi.

In questa dimensione, che sappiamo trovare importante risonanza anche nell’Action Painting ed in altri linguaggi del secolo scorso, la tela diventa uno spazio di azione ed il dipinto l’esito visibile di un evento; tuttavia, nel lavoro di Michelle Hold, il gesto forse si attiva con minore forza e incisività, ma non si esaurisce nell’energia dell’atto, bensì si sedimenta, si stratifica e permane, trasformando l’opera in una vera e propria memoria del suo accadere.

In questo senso, la pittura si configura simultaneamente come indagine nel tempo — perché nasce da una successione reale di gesti — e come indagine del tempo — perché rende visibile la sua natura profonda, fatta di continuità, ritorni, sovrapposizioni. L’opera non si limita quindi a occupare uno spazio, ma diventa il luogo in cui il tempo si manifesta, si deposita e si rende percepibile.

Il titolo Voyage de découverte allude proprio a questo movimento: non un viaggio nello spazio, ma un attraversamento della durata, un’esperienza in cui ciò che si vede non è soltanto un’immagine, ma il processo stesso del suo emergere, ancora attivo nello sguardo di chi osserva.

Le citazioni e i riferimenti a Proust, Bergson e Debussy non sono qui semplici coordinate teoriche, ma costituiscono parte integrante del progetto curatoriale della mostra, che si sviluppa anche attraverso una serie di appuntamenti pensati per approfondire il tema del tempo nelle sue diverse declinazioni. Il percorso espositivo sarà infatti accompagnato da un evento musicale dedicato alla musica francese tra Otto e Novecento — con composizioni di Claude Debussy, Francis Poulenc ed Erik Satie — in cui la dimensione temporale si esprime attraverso forme sonore fluide e non lineari; da un talk dedicato al rapporto tra tempo e arte, con particolare attenzione al linguaggio informale; e infine da un incontro dedicato alla letteratura e alla filosofia dell’arte in Proust, per approfondire il legame tra memoria, percezione e creazione artistica.

La mostra si configura così come un’esperienza articolata, in cui pittura, musica e pensiero si intrecciano, offrendo al pubblico non solo uno spazio di visione, ma un vero e proprio tempo da attraversare, in piena sintonia con lo spirito della Swann Art Gallery, il cui nome richiama la figura di Swann — alter ego proustiano nella fase iniziale della Recherche — e ne riflette la vocazione culturale e progettuale, fondata sulla trasversalità dei linguaggi e sul dialogo continuo tra arti visive, letteratura e musica. 


 

Riccardo Dellaferrera, marzo 2026